it-Cassino: Blow-up di Michelangelo Antonioni: tra finzione e realtà

Blow-up è un film di Michelangelo Antonioni, ispirato al racconto “Le bave del diavolo” di Julio Cortazar. La pellicola uscita nel 1966 fu molto apprezzata dalla critica e ricevette numerosi riconoscimenti, tra i quali La Palma d’Oro al festival di Cannes del 1967, i premi come Miglior film e Miglior regista da parte della National Society of Film Criticism, due nomination agli Oscar (Miglior regia e Migliore sceneggiatura originale) e una ai Golden Globe per il Migliore film straniero in lingua inglese. Blow-up vuole insegnare a guardare il mondo con altri occhi, gli occhi dell’immaginazione. L’individuo per quanto si sforzi di pervenire la realtà non arriva alla sua vera essenza. Tra individuo e ambiente si viene così a creare un rapporto riflessivo che finisce con l’accettazione dell’intangibilità del reale. In ultimo, l’accettazione del protagonista al gioco di finzione, si rivela metafora intima l’irrealtà delle cose.

Blow Up Di Michelangelo Antonioni Tra Finzione E Realta Regista
Fonte foto facebook: Michelangelo Antonioni fan club

Blow-up di Michelangelo Antonioni: tra finzione e realtà, la trama

Thomas, un fotografo annoiato del fascino sensuale delle modelle che passano nel suo studio. Decide cosi di realizzare un fotolibro che vuol essere uno studio della vita di Londra in tutta la sua realtà. Attratto dalla calma che vi regna, si sofferma in un parco e qui riprende le effusioni sentimentali di un uomo e di un donna. Quest’ultima se ne accorge e lo insegue per chiedergli la pellicola. E’ così disperata da offrirsi a lui, pur di riaverla. Con un trucco Thomas sostituisce il negativo, quindi comincia a sviluppare e ad ingrandire le fotografie. Vengono in tal modo alla luce alcuni particolari, come la mano di un uomo che tiene una pistola ed una strana ombra sull’erba che potrebbe essere un cadavere. Non sapendo se è stato testimone di un delitto o se lo ha evitato, Thomas ritorna di notte nel parco e trova un cadavere, che tuttavia il giorno dopo non c’è più. Egli non riesce quindi a trovare la verità di ciò che la sua macchina fotografica ha visto. Rimane così in balia di se stesso a misurare l’indistinto confine che separa la certezza dalla realtà.

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