LeggoCassino: Benedetto faccia il leone. E non il coccodrillo

OPINIONI – Richiesta di rinvio a giudizio per il consigliere di Cassino: il Comune si costituisce parte civile. Scatta la polemica politica, Leone all’attacco di Salera. La sferzata del professor Mario Costa: “Ventilare fantomatici tentativi intimidatori o minacciare ritorsioni, sono diversivi che lasciano il tempo che trovano”

Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Benedetto Leone

di Mario Costa

Tra i rischi del mestiere di chi si butta in politica, purtroppo per lui, c’è pure quello di incappare nelle maglie della Giustizia. Dalle quali non è facile districarsi né uscire in tempi ragionevolmente brevi. Per un amministratore, poi, la pesante richiesta di un rinvio a giudizio che gli cala sulle spalle ne “rallenta” l’azione nell’agone della battaglia politica. Diventa un punto debole che inevitabilmente l’avversario tocca quando meno se lo aspetta. Ma c’è chi, come il consigliere Benedetto Leone, sembra faccia eccezione. A Lui, che dimentica essere la responsabilità penale strettamente personale, e la butta in politica, ci permettiamo di richiamare quanto segue.

Se un amministratore in carica sa di essere innocente (e nessuno lo sa meglio di lui), è un bel problema l’essere “attenzionato” dalla Procura della Repubblica che gli contesta un reato tutt’altro che irrilevante per chi è chiamato a gestire la cosa pubblica “con disciplina ed onore”, e ne chiede il rinvio a giudizio. Lo è perché l’ombra che grava su di lui e che si deve portare appresso per molto tempo non gli giova, lo rende poco credibile. Qualsiasi cosa egli faccia, qualsiasi posizione egli assuma.

Se invece sa di “aver peccato”, i tempi lunghi della Giustizia sono per lui il migliore alleato. Il non infrequente arrivo della prescrizione, infatti, tutto cancella, tutto fa finire in gloria. Alla faccia di quelli che si appellano alla Giustizia, alcuni dei quali troppo spesso additati come terribili giustizialisti.

Però c’è un modo per venirne fuori subito. Senza aspettare che passi ancora chissà quanto tempo prima del pronunciamento della magistratura giudicante (Ciò ovviamente nel caso la richiesta di rinvio a giudizio venga accolta dal giudice dell’udienza preliminare). Basta chiedere il processo breve. Vale a dire: io, forte della mia innocenza, non voglio avvalermi della facoltà del giudizio del Gup e chiedo di essere giudicato subito. Per Benedetto Leone potrebbe così chiudersi il 27 di ottobre prossimo il suo “calvario”. Anche se – beato lui – dà l’impressione di viverlo con olimpica tranquillità.

E’ una via che ci permettiamo di indicargli avendola noi intrapresa, nella nostra veste di amministratori tempo addietro, quando il cervellotico esposto di alcuni sconsiderati, che portarono fuori strada non la Procura ma un magistrato, ci infilò in una querelle giudiziaria di cui non si vedeva la fine. Su nostra richiesta del “processo breve” fummo liberati da quell’ossessione dal Gup con sentenza di assoluzione piena: “perché il fatto non sussiste”. Sussisteva solo nella capoccia di quei professionisti dell’esposto, un paio di loro ancora oggi in piena attività. Potemmo così riprendere a parlare e a scrivere con legittimità piena. Perché è vero che si è innocenti fino a che non vi sia sentenza di condanna passata in giudicato. Ma lo è, purtroppo, solo fino ad un certo punto: in molti, nella interminabile attesa, si insinua il dubbio che così non sia. Perciò, quando si ricopre una carica pubblica, l’interessato faccia in modo che le sentenze arrivino il prima possibile.

Il consigliere Benedetto Leone è uno particolarmente incline alla polemica politica, perché continuare a farla da “azzoppato”? Quanto infine alle sue doglianze per la richiesta di costituzione di parte civile del Comune, continui a fare  come il leone (il re della foresta), non come il coccodrillo, piangendo l’inopportunità di tale decisione. Quasi che il Comune debba essere solidale con un amministratore cui vengono contestate ipotesi di reato nell’esercizio del proprio mandato! Come non ci fossero interessi pubblici di mezzo da tutelare! Come se non fosse doveroso far valere nella maniera più ampia possibile le ragioni della Giustizia di fronte ad ipotesi di reato che attengono alla necessità (sempre attuale) di un impegno a che gli appalti pubblici siano fatti con dovuta e doverosa correttezza.

Rispetto a tali doveri di un Sindaco, ventilare fantomatici tentativi intimidatori o minacciare ritorsioni, sono diversivi che lasciano il tempo che trovano.

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