LeggoCassino: “Che c’azzecca il 18 maggio con le Marocchinate?”

BOTTA & RISPOSTA – Il Centro Studi Cassinati replica al presidente dell’associazione delle vittime

Dal Centro Studi Cassinati riceviamo e pubblichiamo

In replica alle esternazioni del presidente Anvm Ciotti: 1 – si ribadisce la totale contrarietà del Cdsc-Aps al 18 maggio (come il 17 maggio) quale data per la celebrazione della «Giornata Regionale in Memoria delle Marocchinate».

Le motivazioni sono già state ampiamente esposte: il 18 maggio di non è una data simbolo, non è una data rappresentativa della vicenda, le violenze erano già cominciate in modo furibondo, né diminuirono e neanche ebbero fine allora ma proseguirono anche fuori del territorio del Lazio meridionale. Invece il 18 maggio 1944 è il giorno in cui l’Armata polacca poté conquistare Montecassino per cui è assurta a simbolo dello sfondamento della Linea Gustav, della liberazione e della fine della guerra su questo territorio. E tutto ciò che “c’azzecca”, direbbe qualcuno, con la terribile questione delle marocchinate? Anzi mentre si rimetteva finalmente in moto il fronte di guerra dopo mesi di stasi, proprio la liberazione delle aree di questo territorio ebbe, purtroppo, degli esiti estremamente nefasti sulla popolazione locale. Dunque non esiste nessuna corrispondenza storica fra i due aspetti, conquista di Montecassino e violenze sessuali. Oramai da decenni, ciclicamente il 18 di maggio, si tengono nella città «martire» e nella millenaria badia benedettina manifestazioni alla presenza di autorità politiche, militari, istituzionali, diplomatiche nazionali e internazionali riunite tutte assieme per ricordare il sacrificio dei combattenti e dei caduti. Come è possibile solo immaginare che mentre a Cassino e Montecassino si svolgono quelle celebrazioni, contemporaneamente da qualche altra parte (anche nella stessa «città martire») possano tenersi altre manifestazioni in ricordo delle vittime delle violenze delle truppe coloniali francesi. È inconcepibile, è impensabile. Nella nota trasmessa al presidente della Regione Lazio volutamente, proprio per non condizionare la scelta, non si è indicata una data ma si è proposto un ventaglio di date, che certamente può essere ampliato, tra le quali scegliere e averne una che sia la più largamente condivisa ma che non sia quella del 18 maggio che per le motivazioni ricordate rimane sbagliatissima (al pari di quella del 17 maggio);

2 – che cosa sia, che cosa rappresenti, che cosa abbia fatto il Centro documentazione e studi cassinati nell’arco di più di un ventennio di attività di ricerca e di promozione e diffusione di aspetti storici di un territorio ricompreso oggigiorno tra Lazio meridionale, alta Campania e Molise occidentale, non può essere condensato in qualche pagina. Il Cdsc ha fatto da editore a un centinaio di volumi di ambito storico, pubblica una rivista trimestrale apprezzata anche in ambiti scientifici e accademici, ha organizzato, patrocinato, svolto centinaia e centinaia di incontri, presentazioni, giornate di studio, convegni, ecc. e fra essi anche quello del 26 novembre 2006. Fra le tante cose il Cdsc è stata la prima associazione che ha dato risalto e spazio alla proposta di istituzione di un Giornata in memoria e ricordo delle vittime delle violenze perpetrate dai soldati coloniali francesi. L’ha pubblicata, l’ha sostenuta e ha continuato a perorarla nel corso degli anni.

Se si dovesse applicare a Cassino la “dottrina Ciotti” quando in città venivano i reduci (e i loro i familiari) dei vari schieramenti militari che si dissanguarono in furiosi combattimenti, avrebbero dovuto essere scacciati: i neozelandesi in quanto i loro comandanti hanno preteso la distruzione dell’abbazia di Montecassino provocando la morte di centinaia di inermi persone; i britannici e gli americani in quanto hanno bombardato tutti i paesi di questo territorio, gran parte rasi al suolo (quattro al 100%, due al 98%, due al 96% e così via) seminando morte nelle popolazioni locali e con tutto il carico di distruzione del tessuto urbano; i tedeschi e gli austriaci in quanto hanno fatto stragi e rappresaglie, fanno fucilato sommariamente, hanno razziato, ecc. Differentemente Cassino si fregia del titolo di «città martire per la pace», si onora di essere città messaggera di pace, fa parte dell’«Unione mondiale delle città martiri, città della pace», è gemellata con varie città del mondo anche con la francese Falaise ricordata pure nella sua toponomastica cittadina dove convive con i nomi di ex militari tedeschi che vi hanno combattuto, sul suo territorio comunale sono presenti ben tre cimiteri di guerra, tre sacrari militari di eserciti che si sono combattuti accanitamente con i caduti che ora riposano eternamente sotto la stessa terra cassinate.

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