LeggoCassino: Di Mambro: “In Ciociaria si continua a morire di cancro e non di Covid”

SANITA’ – L’ex consigliere comunale: “I roghi di quest’estate hanno accentuato una situazione di inquinamento dell’aria che inevitabilmente si andrà a ripercuotere sull’essere umano. Serve maggiore prevenzione: controllo delle aree a rischio e banca data dei piromani”

di Carmine Di Mambro

I tanti roghi che in questa caldissima estate hanno funestato la provincia di Frosinone, non hanno fortemente compromesso il patrimonio naturalistico e archeologico ma hanno anche accentuato una situazione di inquinamento dell’aria che inevitabilmente si andrà a ripercuotere sull’essere umano.

In provincia di Frosinone si continua a morire di cancro e non di Covid. Perché per contenere i danni provocati dal Coronavirus siamo riusciti a trovare un vaccino, un qualcosa che ci protegga dal morire mentre per le neoplasia la strada è ancora lunga, tutta in salita, difficile. Sarebbe bello pensare che tra qualche anno le persone colpite dal cancro possano guarire con un semplice vaccino.

Sarebbe bello, ma al momento l’unica tutela oltre alle cure già sperimentate e quella di rispettare le regole: avere una sana alimentazione e di vivere in un ambiente scevro da fattori inquinanti.

E’ anche a causa dai fattori inquinanti che le neoplasie in provincia di Frosinone sono aumentate e soprattutto colpiscono persone giovani, in apparenza forti, con un regime alimentare sano ma che probabilmente vivono in luoghi dove l’inquinamento è invisibile ma presente.

Le piaghe di questa provincia, oltre gli incendi, sono la scelleretezza di persone senza scrupoli che smaltiscono illecitamente rifiuti ed i siti che ancora attendono una bonifica come buona parte della Valle del Sacco, della discarica di Panaccioni Cassino, quella di Facciano a Pignataro, quella di via Lame a Frosinone e ovviamente quella di Nocione a Cassino che tanto dolore e tanto male hanno provocato nel corso degli anni.

E i roghi di quest’estate così come gli incendi durante l’ inverno non fanno altro che accentuare la presenza di malattie all’apparato respiratorio, all’apparato digerente, alla pelle.

Non bisogna intervenire quando ‘i buoi sono scappati dalla stalla’ per usare un detto paesano, ma bisogna entrare in azione prima che queste mani scellerate possano distruggere non solo un patrimonio naturale meraviglioso e invidiato da tutti, ma prima che possano scatenare con la diossina emessa dagli incendi loro appiccati, altre malattie che difficilmente possono avere cura.

Basterebbero un monitoraggio costante e continuo delle aree a rischio, un controllo a tappeto e soprattutto degli accorgimenti tecnici, come una ‘banca dati dei piromani’ che possano consentire agli investigatori di braccare queste mani senza pietà.

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