LeggoCassino: Green pass in ateneo, si accende il dibattito

IL FATTO – Da Nord a Sud dell’Italia, alcune associazioni degli universitari già mostrano pollice verso. Fibrillazioni anche tra il personale non docente, il ministro convoca i sindacati. La Cisl: “L’incontro dovrà essere un momento per individuare una cornice condivisa di regole da affidare alle Istituzioni per la gestione di questa nuova fase emergenziale”

Il segretario della Cisl-Università Francesco Cuzzi

Si accende il dibattito per quel che riguarda l’uso del green pass nelle università. Molti sono gli studenti, da Nord a Sud dell’Italia, contrari all’obbligo del certificato che attesta l’avvenuta vaccinazione anti Covid e dà quindi il via libera a frequentare le lezioni in ateneo. Il gruppo più numeroso è quello de La Sapienza (quasi 5.000 partecipanti) seguito da Milano (1500 circa) e poi, a scendere, atenei di Firenze, Genova, Pisa, Salento, Cagliari, Pavia.

In molti sostengono che i rettori dei singoli atenei debbano disconosce il green pass, in quanto incompatibile con la normativa europea. Altri azzardano “occupazione e autogestione di tutti gli atenei e delle scuole con forum di ricercatori alternativi, auto aggiornamenti di studio e brain storming no stop trasmesso in streaming, come ipotesi di lotta culturale”. Un argomento che, presto, già con i test d’ingresso che prenderanno il via il 1° settembre, potrebbe “accendere” il dibattito anche all’interno dell’Università degli Studi di Cassino.

A chiedere di discutere del provvedimento non sono solamente gli studenti, ma anche gli esponenti del personale tecnico-amministrativo. Spiega il segretario della Cisl Francesco Cuzzi: “Accogliendo la richiesta avanzata dalla FSUR CISL – Università, la Ministra dell’Università e della Ricerca ha convocato per il prossimo 26 agosto alle ore 14.30 un incontro con tutte le Organizzazioni Sindacali dei settori Università e AFAM sulle misure previste dal Decreto Legge dello scorso 6 agosto.

In tal modo la Ministra Messa – spiega Cuzzi – conferma la sua sensibilità per le problematiche che attengono alle lavoratrici e ai lavoratori del Sistema Universitario e dell’Alta Formazione e la volontà di condividere con le parti sociali un percorso di confronto che, si auspica, possa portare all’individuazione delle migliori soluzioni che, nel contesto emergenziale in corso, contemperino sia le esigenze di continuità dei servizi offerti dalle Istituzioni Universitarie e AFAM sia le esigenze rappresentate dai lavoratori, i cui sacrifici effettuati negli ultimi 20 mesi e l’adesione massiva alla campagna di vaccinazione meritano l’individuazione di misure specifiche di settore per la cui determinazione é necessario il coinvolgimento di chi quotidianamente vive i posti di lavoro”. 

Spiega il leader della Cisl: “A nostro avviso, l’incontro dovrà essere il luogo ove individuare non solo le possibili modifiche alle attuali disposizioni del predetto Decreto Legge nella fase di conversione, ma anche un momento per individuare una cornice condivisa di regole da affidare alle Istituzioni per la gestione di questa nuova fase emergenziale diversa dal passato, che in linea con gli obiettivi strategici fissati dal Governo, possa contemperare pienamente il bisogno di sicurezza richiesto sia dal personale docente che dal personale tecnico amministrativo”.

Sotto la lente dei sindacati anche la scelta del governo di prevedere multe salate dai 400 ai mille euro a carico dei presidi, in caso di mancato controllo, cioè se fanno entrare a scuola chi non è a posto con le nuove regole. Il governo, hanno messo in evidenza in un documento unitario le sei sigle rappresentative di tutto il comparto (Cgil, Cisl e Uil, Snals e Gilda e l’Anief), ha deciso in modo “unilaterale”, nonostante  il confronto aperto da tempo tra l’amministrazione e sindacati per trovare soluzioni utili a far ripartire la scuola in presenza”.

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