LeggoCassino: Kathy Switzer: letteralmente mille miglia avanti a tutti/e

RUBRICHE – La prima a correre la maratona di Boston nel 1967: se oggi le donne possono partecipare ad una gara pubblica è grazie a lei. Ce la fa conoscere meglio Vanessa Carnevale nella sua consueta rubrica domenicale. Storia, aneddoti, curiosità. E un pensiero alle atlete rimaste in Afghanistan

Vanessa Carnevale

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità, e prendi la strada per scoprire te stesso.”
Jiddu Krishnamurti

Quest’oggi ritorno a parlare delle donne e, nel farlo, mi sposto sul versante sportivo rispolverando la storia di una persona letteralmente mille miglia avanti di mentalità rispetto ai suoi coetanei: Kathy Switzer.

Non so in quanti conoscano la sua storia e l’importanza che ha avuto questa ragazza nel rivoluzionare il mondo dello sport e, proprio per questo, il mio intento sarà quello di farvela conoscere ed elogiarla. Si dà il caso, infatti, che se le donne possono partecipare ad una gara/ maratona pubblica i meriti vanno proprio a Kathy! Questa ragazza fu la prima a correre la maratona di Boston nel 1967, infrangendo così un tabù vigente all’epoca e tagliando il traguardo in 3 ore, 21 minuti e 40 secondi.

Prima di allora, infatti, alle donne non era concesso nulla di tutto ciò.  Fino agli anni 70 le donne non avevano il diritto di partecipare alle competizioni agonistiche e discipline sportive (quali la corsa) non erano considerate “attività da signore”, in quanto potevano far venire le gambe grosse e/o andare a rovinare gli organi riproduttivi rendendo così una donna “poco appetibile”.

Eppure Kathy non si arrese e, nonostante il direttore della gara (Jock Semple) tentò addirittura di strapparle la pettorina ed aggredirla durante lo svolgimento della gara, lei non si arrese e arrivò al traguardo con un solo pensiero in testa, che rivelò in seguito: “Sapevo che se avessi smesso, nessuno avrebbe mai creduto che le donne avevano la capacità di correre per oltre 26 miglia”. 

Addirittura le fonti che abbiamo a disposizionr (foto, articoli ecc.) rivelano che la nostra atleta, durante la corsa, si presentò indossando un paio di orecchini e con il rossetto rosso sulle labbra, a dimostrazione che le donne possono essere femminili anche facendo sport, dunque andando a colpire un altro tabù vigente all’epoca.

Mentre correvo – racconta Kathrine – istintivamente ho girato velocemente la testa e ho mi sono trovata davanti la faccia più malvagia che avessi mai visto. Un uomo grande, un uomo enorme, con i denti scoperti era pronto a saltarmi addosso“.

Diverse foto mostrano Semple mentre prova ad aggredirla e a strapparle la pettorina prima che il fidanzato di Switzer intervenga. “A quel punto non sapevo se sarei riuscita a continuare” spiega ancora Katherine – Ma sapevo che se avessi smesso, nessuno avrebbe mai creduto che le donne avessero la capacità di correre più di 26 miglia. Se smettessi, tutti direbbero che è stata una trovata pubblicitaria. Se smettessi, riporterei lo sport femminile indietro, molto indietro, invece che avanti. Se smettessi, Jock Semple e tutti quelli come lui vincerebbero. Così la mia paura e la mia umiliazione si sono trasformate in rabbia“.

Io personalmente ho amato Kathy e la sua storia e l’ho stimata (e la stimo tuttora) in modo pazzesco. Che sia un esempio per tutte noi che spesso non ci sentiamo all’altezza di nulla e che invece possiamo andare lontano. Nel ricordare questa donna meravigliosa rinnovo la mia vicinanza alle atlete rimaste in Afghanistan. Ragazze non mollate mai e tenete duro!

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