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LeggoCassino: Omicron, perché è importante la terza dose

RUBRICHE – Vertiginoso aumento dei contagi Covid. Angelo Franchitto fa il punto nel consueto approfondimento settimanale di LeggoCassino.it

Le terze dosi sono sempre più necessarie, soprattutto oggi con l’aumento dei contagi a causa della variante Omicron. Mentre in Paesi come Olanda e Regno Unito si parla ancora di lockdown, in Italia, grazie alla campagna vaccinale, la quarta ondata non sta mettendo in sofferenza le camere intensive. Ma il virus circola e non possiamo ignorarlo. Per questo, alcuni ricercatori inglesi, hanno coinvolto alcuni volontari con più di 30 anni per delle ricerche sull’efficacia reale della terza dose di vaccino.

Prima di tutto, i volontari sono stati divisi in 13 gruppi. Sette di questi gruppi sono stati sottoposti a vaccinazione con diversi vaccini. A partire dai vaccini approvati da EMA  AstraZeneca, Pfizer, Johnson & Johnson (Janssen), Moderna. Fino a  Curevac, Novavax, e Valneva. Tre gruppi che hanno ricevuto mezza dose e tre sono stati gruppi di controllo, a cui è stato somministrato un vaccino contro il meningococco. Si tratta di uno studio che viene descritto in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet. Il risultato della ricerca è che tutte le combinazioni fra i vaccini Covid-19 utilizzati hanno prodotto un notevole incremento della risposta anticorpale. In molti casi c’è stato un incremento fino a 32 volte per chi ha ricevuto una dose booster di Moderna dopo due dosi di AstraZeneca. Mentre l’incremento è di 11,5 volte in più dopo due dosi di Pfizer.

Infine, l’unico vaccino con basso impatto sul titolo anticorpale è risultato mezza dose di Valneva. Si tratta di un nuovo vaccino a virus inattivato attualmente non ancora utilizzato, ma sotto esame dell’agenzia europea del farmaco. Mentre non ci sono state differenze importanti in base all’età dei partecipanti. Questo è quanto osservato sulle persone che hanno partecipato alla ricerca e che ci hanno dato un quadro più preciso e definito di come i vaccini ci stanno proteggendo dal coronavirus, a due anni dall’inizio di questa terribile pandemia. Ma, una cosa importante è anche capire come interpretare questi risultati. Infatti, gli stessi ricercatori che hanno portato avanti gli studi, ricordano che questi dati parlano di una immunogenicità del farmaco. Per dirla in breve, si tratta della sua capacità del vaccino di indurre una risposta da parte del sistema immunitario. Ovvero, il numero di anticorpi in grado di bloccare il virus per provare il più possibile ad evitare l’infezione. Sicuramente, questi dati non dimostrano la protezione contro la malattia nel mondo reale.

Piuttosto, questa protezione è il risultato di più fattori che comprendono anche l’immunogenicità ma non si limitano ad essa. Tuttavia, il dato positivo di questa ricerca viene commentato dal primo autore Saul Faust, direttore della ricerca clinica all’University Hospital Southampton NHS Foundation Trust. Si tratta di un’ampia gamma di vaccini, basati su differenti tecnologie. Sicuramente le analisi mostrano benefici come terze dosi sia dopo AstraZeneca sia dopo Pfizer.

Questi risultati infondono fiducia per tutta la comunità scientifica. Inoltre, sono risultati che permettono di essere flessibili nello sviluppo di programmi di richiamo sia all’interno dei singoli stati, che globalmente. Ad ogni modo, bisogna tenere conto anche di altri fattori, come la catena di rifornimento e la logistica.

Dobbiamo pensare che ogni individuo è unico, questo significa che, anche i vaccini non agiscono allo stesso modo su tutti gli organismi. Ciò nonostante, la terza dose, o booster, da un effetto di rinforzo della protezione del nostro organismo. Cioè ne abbiamo bisogno dopo un certo periodo. Per esempio, in Italia, la dose booster è possibile già dal quinto mese dopo la seconda dose. Vero è che non abbiamo alcuna certezza che questa terza sia una dose definitiva. Allo stesso tempo, poche sono le certezze su quanto tempo durerà il suo effetto protettivo.

A parlarne è Roberto Burioni, virologo del San Raffaele di Milano. L’esperto, per spiegare la situazione parte dal concetto di vaccinazione per dimostrare come, in realtà, si sappia ancora poco riguardo quella che è l’immunità conferita dalla terza dose di vaccino. Mentre, volendo spiegare cosa è concettualmente la vaccinazione, Buroni la descrive come qualcosa che mette le persone vaccinate nelle condizioni di chi ha avuto una malattia ed è guarito.

Ma, tutto questo senza però correre i rischi che potremmo correre affrontando la malattia vera e propria. In altre parole, è la protezione che arriva dalla malattia senza i rischi che questa comporta. Infine, alla luce delle ricerche e degli studi effettuati, insieme ai dati dell’andamento della pandemia, oggi la terza dose e la mascherina sono fondamentali. Infatti, per il ministro Speranza, sono queste le chiavi per affrontare una quarta ondata in cui i contagi da Covid tornano a correre. E lo fanno proprio nel periodo delle feste natalizie.

Sicuramente è vero che la situazione a livello europeo e italiano non è semplice. Ma l’Italia vanta dei numeri sono di gran lunga migliori rispetto ad altri Paesi dell’Unione. Comunque resta evidente che durante l’ultimo mese dell’anno, c’è una crescita significativa costante a cui dobbiamo porre rimedio. La protezione che stiamo ottenendo grazie alla campagna vaccinale è necessaria per evitare il rischio che il nostro sistema sanitario vada in difficoltà. Così, il ministro, con i membri del comitato tecnico scientifico, portano avanti alcune riflessioni per valutare la congruità delle misure nel nostro paese.

Intanto sappiamo che lo stato di emergenza viene prorogato e alzato il livello di attenzione per quanto riguarda gli arrivi dai Paesi europei. Infine, abbiamo un piccolo vantaggio, il fatto che la variante Omicron, in Italia, non è ancora significativamente diffusa. Tutto questo serve a dimostrare come, il progresso della ricerca scientifica, e le norme di comportamento, aiutano la nostra salute e favoriscono la ripresa delle nostre attività sociali.

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