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LeggoCassino: Racconti e Poesie del weekend – “Scacco matto al serial killer”

RUBRICHE – Oggi Francesca Messina ospita il racconto di Pino Pignatelli di Cassino

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Scacco matto al serial killer

La partita a scacchi del lunedì è diventata ormai una consuetudine. Valeria incrocia le gambe sui cuscini con movimenti lenti, aiutandosi con le mani che stringono le caviglie. Poi invita il suo avversario a compiere la prima mossa.

         “perché i neri toccano sempre a me?” chiede Davide.

         “c’è un motivo… e oggi lo scoprirai.” risponde mentre centra con cura ogni singolo pezzo del suo piccolo esercito bianco.

Bianco come quel lenzuolo ruvido, ancora intriso di sangue, che ricopriva quella sagoma immobile come il tempo, pietrificata come la roccia dei Moari, affacciati sull’oceano con lo sguardo perso nell’eternità. Bianco come quel drappo funereo, sollevato con le mani malferme per il riconoscimento di rito, come il soffitto della gelida stanza dell’obitorio, l’ultima cosa che aveva visto prima che la disperazione le facesse perdesse i sensi.

         Aveva sperato con tutte le sue forze che non fosse la sua ‘sorellina’, appellativo con cui sua madre gliel’aveva affidata in punto di morte. Fino all’ultimo istante aveva creduto che si trattasse di un errore di identificazione. Talvolta accade, ma non era una di quelle volte!

‘Ancora senza un colpevole l’efferato delitto della spiaggia. Si pensa a un killer seriale’ avevano titolato i giornali.

“Ti vedo distratta. se non ti concentri perderai anche questo lunedì… pedone in f 4.”

         “Sto solo assaporando intensamente il piacere di questa partita… pedone in c 3.”

la scena era stata preparata con una cura maniacale. I cuscini disposti sul parquet, il tavolinetto sul tappeto orientale, la scacchiera già schierata sul ripiano di cristallo. Il tutto avvolto in una penombra inquietante, creata ad arte per sfumare i contorni del resto dell’arredamento. Al centro della stanza solo quella sorta di altarino sacrificale, dove sembra che stia per compiersi un macabro rituale.

“Che ne è stato di quella ragazza che frequentavi tempo fa?”

“Era una stupida, l’ho mollata… cavallo in c3.”

Valeria osserva la sua mano che sposta il pezzo. ha un tremore, il cavallo sembra scottargli tra le dita. quando lo poggia sul quadrato bianco cade. nervosamente lo rialza e lo sistema al centro della casella.

“Io sarò distratta, ma tu mi sembri molto agitato. hai qualche presentimento?”

“Presentimento di cosa, è solo una partita a scacchi, perché dovrei averne?”

“La scacchiera è pur sempre la rappresentazione di un campo di battaglia; re, regine, alfieri, cavalieri. e ogni battaglia reclama le sue vittime.”

“stai tentando di deconcentrarmi? Tutta questa messinscena, quest’atmosfera lugubre… mi stai facendo paura oggi!”

‘Già, la paura’, pensa con rabbia. Quella stampata nel suo sguardo atterrito, in quel giorno di spensieratezza che si era trasformato in un incubo, quando si era rifiutata di subire quella violenza. Che le rimbombava nelle orecchie, mentre le scoppiava il cuore per l’affanno della corsa tra le dune in cerca di aiuto. La stessa che lo scopritore del cadavere aveva visto ancora impressa nei suoi occhi sgranati, rivolti a interrogare il cielo.

Ma la spiaggia era deserta quel lunedì di maggio. Solo le barche lente dei pescatori all’orizzonte, il sibilo del vento a coprire le sue grida disperate, quelle dei gabbiani a farle eco. Nient’altro che potesse permetterle di sfuggire all’ira del suo carnefice. 

 Valeria lo aveva cercato per mesi. aveva ricostruito il puzzle con cura, un tassello dopo l’altro. Si era informata dagli amici che frequentavano sua sorella, aveva controllato le mail del suo computer, letto i messaggi sul suo telefonino, esaminato scrupolosamente tutte le telefonate.

Come un segugio, lo aveva scovato e pedinato. Aveva chiesto la sua amicizia su facebook, lo aveva incoraggiato a corteggiarla, avevano iniziato a frequentarsi. La loro comune passione per gli scacchi era stata un’ottima scusa per invitarlo a casa, per portare a termine il suo diabolico piano.

Avrebbe potuto metterlo in atto il primo lunedì, forse il secondo ma la vendetta è un piatto che si serve freddo. Un piccolo piacere che voleva continuare ad assaporare ancora, giorno dopo giorno, come aveva dovuto fare con l’atrocità del suo dolore.

“Fai bene ad avere paura, perché oggi ti batterò. Sotto al ripiano c’è un notes e una penna. Facciamo un gioco, registrati le ultime tre mosse che sto per fare, quelle che ti daranno scacco matto e vediamo se riuscirai a risolvere il rebus.”

“Scacco matto in tre mosse? ma dai!!! E se indovino?”

“Avrai una sorpresa che ti lascerà senza respiro.”

Valeria inizia le tre mosse: torre in a 8; alfiere in d 5; lui è in evidente difficoltà. Poi sferra l’ultimo attacco, quello decisivo… cavallo in a 6… scacco matto!

“Ti vedo un po’ deluso, vado a prenderti qualcosa da bere per risollevarti il morale. Nel frattempo ti lascio alla tua interpretazione.”

Torna poco dopo con un bicchiere in mano. Lui è ancora alle prese con l’enigma. Distrattamente beve un sorso, poi un altro.

“A 8 – D 5 – A 6. Che accidenti vuol dire?”

Continua a bere. Lei lo guarda impassibile. Sembra stia aspettando che accada qualcosa. Lui comincia a sudare. Gli manca il respiro, si tocca la gola, sembra stretta da un cappio.

Cerca un modo per decifrare la scritta. La scompone, mette insieme le lettere: a, d, a; poi i numeri: 8 – 5 – 6. Il respiro si fa sempre più affannoso, il nodo alla gola si stringe ancora di più.

“Sto male. ma cosa diavolo mi hai dato da bere?”

Valeria è una sfinge.

“Sbrigati a interpretare il messaggio, non ti rimane molto tempo.”

         “8 – 5 – 6… mi sembra una data… 8 maggio 2006.”

Ora ricorda quella data. A quel punto anche il significato delle lettere gli appare chiaro. “Ada!!!” riesce a dire con quel po’ di fiato che ancora gli resta.

“ma allora Ada era…” è il suo ultimo sussurro.

 Sì, era proprio la sorella di Valeria.

Pino Pignatelli (Cassino)

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