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La Cavendish Road
– il sentiero degli eroi
Informazioni
Coordinate: 41.5143777, 13.8058548
Prima ancora di diventare un'arteria militare, esisteva come modesto tracciato rurale, un filo di pietra e polvere che legava il piccolo borgo di Caira alle alture di Montecassino, serpeggiando tra oliveti e macchia mediterranea fino a lambire la Masseria Albaneta e, più in alto, il sacro monastero. Fu proprio quel suo naturale adattarsi alle curve dei colli a suggerirne l'impiego bellico.
A volerla trasformare in strada carrabile fu il generale Bernard Freyberg, comandante del 2° Corpo neozelandese, che nel corso dell'inverno 1943–44 ne intuì il valore strategico: un varco nascosto agli occhi dei tedeschi, capace di condurre truppe e mezzi pesanti in prossimità delle posizioni nemiche senza esporsi alle folate di fuoco che martellavano la valle. I genieri neozelandesi, coadiuvati da reparti del Corpo Italiano di Liberazione, allargarono e consolidarono il percorso in poche settimane, dotandolo di piazzole di sosta e punti di osservazione. Il nome "Cavendish" – che ancora oggi compare sulle carte – si dice derivi dal cognome di un ufficiale del genio caduto nei giorni della progettazione, anche se altre fonti lo legano a una località della Nuova Zelanda, quasi a voler portare un frammento di casa tra le montagne laziali.
La strada entrò in azione durante la terza battaglia di Cassino (marzo 1944), quando i neozelandesi la utilizzarono per avvicinare i carri armati e il supporto d'artiglieria alle pendici del monastero, ma fu nel successivo maggio che la Cavendish Road visse il suo momento più drammatico. I soldati polacchi della 3ª Divisione dei Fucilieri dei Carpazi, subentrati nello scacchiere, la percorsero a ritroso in una furiosa avanzata notturna, sotto una pioggia di shrapnel, per raggiungere le posizioni da cui scatenare l'assalto finale al Massiccio. Ancora oggi, lungo il suo ciglio, si scorgono tracce di camion abbandonati, crateri di granate e muretti a secco crivellati di schegge, testimoni silenziosi di quel sangue versato per un pugno di terra.
Superati i tornanti più ripidi, il tracciato si apre improvvisamente su un panorama mozzafiato: da un lato la valle del Liri e la piana di Sant'Angelo, dall'altro il profilo severo dell'abbazia, che emerge tra le nubi come un vegliardo ferito ma ancora in piedi. Oggi la Cavendish Road è interamente percorribile, sia a piedi che in fuoristrada, ed è diventata un itinerario della memoria molto frequentato da appassionati di storia e camminatori. Segnaletica didattica e piccoli cippi ne punteggiano il bordo, raccontando passo dopo passo gli episodi di quei giorni furiosi. Camminare su questa strada significa calpestare non solo la pietra calcarea dell'Appennino, ma anche il coraggio di due popoli lontani – neozelandesi e polacchi – che qui intrecciarono il loro destino a quello d'Italia, lasciando un segno indelebile nel paesaggio e nella coscienza collettiva.